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Introduzione

Il complesso di San Francesco - La storia

Otto secoli di storia

Il 3 ottobre 1226 a Assisi muore San Francesco. Appena due anni più tardi, a Lucca, nell’area orientale esterna alla cerchia muraria medievale, i Frati Minori iniziano la costruzione della loro Casa. Sorge una Chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena, primo nucleo di un insediamento che di anno in anno cresce in consistenza e importanza grazie a lasciti e donazioni. Pur ai margini della Città, il convento Minorita diviene ben presto riferimento dei potenti e dei più poveri, tanto da risultare talvolta scomodo alla Curia. Sempre indipendenti nelle scelte, i Frati Francescani nel 1328 celebrano le esequie di Castruccio Castracani degli Antelminelli, condottiero ghibellino doppiamente scomunicato dal Papa. Le sue spoglie sono sepolte nella Chiesa, in un monumento a fianco di nobili lucchesi, di membri dell’ordine e di semplici cittadini. Il San Francesco viene eletto a pantheon cittadino: qui scelgono di essere tumulati, in sepolcri a terra o in cappelle riccamente adornate, le più importanti famiglie lucchesi. Tra queste spiccano i Guinigi che, possedendo la cappella di famiglia nell’area conventuale, divengono i principali benefattori e amministratori del convento.

La crescita di numero e di importanza della comunità francescana determina successivi ampliamenti della Chiesa, che dal 1335 è citata nei documenti come “Sancti Francisci de Luca”, e del Convento, che da un unico grande chiostro rettangolare del Trecento, diviene un complesso architettonico strutturato su tre chiostri dotato di celle conventuali, spazi di vita comune, ambienti di servizio, e, soprattutto, luoghi di studio. Il prestigio culturale del Convento Minorita lucchese è in continua crescita. Nel 1532 le Cronache lo qualificano come Studio Generale, capace cioè di conferire titoli. Nel XVII secolo accoglie lo Studentato di Filosofia e Teologia divenendo Studio di Prima Classe.
L’importanza culturale internazionale non incide tuttavia sulla presenza dei Frati Minori nella vita sociale cittadina. Nel 1531, mentre la città era devastata da carestia e pellagra, il Tumulto degli Straccioni, la storica rivolta della classe dei setaioli, parte dalla Chiesa di San Francesco. Anche un secolo più tardi i Frati si trovano impegnati in azioni di soccorso alla popolazione: la peste mieteva le sue vittime dovunque e molti sacerdoti muoiono prestando il loro aiuto. Quando il 2 dicembre 1630 si manifesta il primo contagio nel convento e l’Ufficio di Sanità chiude il complesso, i Frati si rivolgono ancor più alla loro attività di studio e ricerca fondando l’Accademia dei Racchiusi, tutrice di arti, scienze e lettere.

Il XVIII secolo si apre con imponenti opere di ampliamento e restauro secondo i dettami stilistici del tempo. Ma le ampie finestre della chiesa finanziate dalle Guardie Svizzere di Palazzo non bastano a illuminare un secolo sempre più difficile. I rapporti con le Magistrature si complicano in merito al diritto dei Frati di dare medicamento. Inoltre la disposizione dell’Arcivescovo che impone i funerali dei defunti solo nelle chiese parrocchiali compromettono la solidità economica del convento.

L’insediarsi del Principato di Elisa Bonaparte Baciocchi e le sue riforme in materia sanitaria determinano un temporaneo trasferimento della comunità francescana essendo il convento requisito ad uso Grande Reclusorio. Solo nel 1818 dopo la caduta napoleonica e l’avvento a Lucca del Ducato Borbonico i francescani possono tornare a occupare il Convento.

Pochi decenni più tardi l’Unità d’Italia segna per il consistente patrimonio religioso nazionale una fase di grande difficoltà. Come molti altri istituti religiosi, anche il Convento di San Francesco viene occupato per impellenti bisogni militari. L’indemaniamento del convento è molto sentito nell’opinione pubblica lucchese: immediatamente nascono comitati popolari, petizioni e proclami di sdegno. Solo dopo estenuanti trattative il Ministero della Guerra accetta una proposta che, in permuta con i locali di sant’Agostino, concede la Chiesa al Comune di Lucca mentre l’Opera Pia di Terrasanta diviene acquirente del complesso conventuale. I frati rientrano in una chiesa fortemente danneggiata dall’uso improprio e affrontarono, con l’aiuto di numerosi finanziamenti, le opere di recupero.
È del 1927 il completamento della facciata su progetto di Orzali che ricerca riferimenti stilistici medievali cancellando le tracce dei secoli immediatamente precedenti. Proprio in questo anno il pantheon cittadino sembra risorgere accogliendo le ceneri del musicista lucchese Luigi Boccherini morto nel 1805 a Madrid.

Nel secondo dopoguerra le nuove leggi della Repubblica determinano significativi cambiamenti nelle attività di formazione del Convento. I frati si concentrano su attività apostoliche. Nella seconda metà del Novecento gli spazi vengono parzialmente alienati a privati, ceduti in locazione o concessi in comodato d’uso per scopi di assistenza. Il Convento di San Francesco, al volgere del XX secolo, si spenge progressivamente insieme ai suoi rappresentanti ormai anziani e ammalati. Nell’anno 2003 la Provincia Toscana dei Frati Minori decreta la vendita del complesso.


La storia ritorna

Meditazione, studio, accoglienza: questa l’identità storica del Convento di San Francesco, abilmente interpretata e proposta in un recupero architettonico di grande valore estetico ma ancor più di pregio per la testimonianza viva della storia di un luogo. Il luogo degli studi teologici e filosofici francescani divenuto oggi sede della Scuola IMT Alti Studi. Un risultato ottenuto in otto anni di lavoro grazie alla proficua sinergia tra Comune, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e Soprintendenza per i Beni Architettonici.

Oltre 12.000 mq di superfice che integrano il Campus urbano IMT aggiungendosi alla Biblioteca e agli Uffici Amministrativi del vicino complesso di San Ponziano. Cento posti letto tra camere doppie, singole e mini appartamenti per docenti sono concentrati nella porzione nord. La ‘Ca nova’, già deposito di grano e prodotti alimentari, diviene mensa ristorante e spazio di aggregazione. Molte sono le sale studio, collocate tra ex biblioteca, refettorio, Chiesa di San Franceschetto e Sagrestia Vecchia. La preziosa Cappella Guinigi è arredata a Aula Magna con 120 posti a sedere. Dotata delle più moderne attrezzature impiantistiche è allestita garantendo la possibilità di ripristinare in ogni momento un assetto museale.
I chiostri, recuperati, ricercano profumi, essenze e colori degli intimi spazi conventuali. I portici sono in parte chiusi con diaframmi di cristallo per garantire riservatezza nei momenti di studio. In parte, invece, assumono una valenza pubblica divenendo un tratto di un nuovo percorso urbano che connette piazza San Francesco con il Giardino degli Osservanti e il parcheggio Mazzini.

La Chiesa, mirabile esempio di architettura sacra di Ordine Mendicante, accoglie un auditorium per oltre 500 persone, pur conservando e valorizzando le opere d’arte ancora presenti nel luogo. Tracce di affreschi, decorazioni murali, lapidi e reperti marmorei, colori di tele e estensioni di strutture sono solo alcuni dei segreti svelati durante il restauro così come gli itinerari tra i muri sepolti e le tombe, esplorati dalla capillare campagna archeologica condotta nello ‘strato nascosto’ del complesso del convento di San Francesco.

Otto secoli riletti in otto anni di restauri per un rinnovato dialogo con la storia. Lo spirito con cui giungono a Lucca giovani per perfezionare la propria formazione non è diverso dalla sete di sapere con la quale i francescani nel Medio Evo viaggiavano di università in università, di convento in convento. Giungere a Lucca e, spesso, qui fermarsi.


A passeggio nel tempo

Una passeggiata tra i chiostri del complesso del San Francesco per rivivere l’atmosfera di cultura e meditazione che ancora oggi, dopo otto secoli di storia, permea gli antichi muri del Convento.

Si entra dal portoncino su piazza San Francesco e ci accompagnano nel percorso lapidi marmoree a parete, concesse in memoria di cari estinti in cambio di donazioni al Convento. I secoli scorrono tra le dedicazioni, dalle più recenti del XIX secolo, fino alle più antiche che risalgono al Trecento. Con iscrizione latina è ricordata Betta Corbolani, figlia di Castruccio Castracani, tomba riconoscibile per la croce astile tra gli stemmi delle due famiglie di origine. Ancor più antica la tomba a sarcofago incassato sovrastato da lunetta decorata raffigurante La Vergine col Bambino. L’iscrizione presenta una data, il 1274, e il nome del defunto, Bonagiunta Tignosini.
Il percorso che conduce ai giardini posteriori attraversa tre chiostri. Le memorie del XVII secolo ci informano che nel primo chiostro i Minori coltivavano gli ortaggi destinati ai poveri mendicanti, nel secondo era seminata l’avena per i muli, il terzo era parzialmente riservato al padre speziale per l’orto medicinale e parte al padre sacrestano per i fiori. Al centro era scavata una cisterna con l’acqua dove oggi vediamo il pozzo. Il Santo fondatore dell’Ordine dei Minori è ricordato nella statua oggi al centro del secondo chiostro.

La chiesa di San Francesco, ad aula unica con terminazione in tre cappelle absidali, segue i canoni tipologici delle chiese degli ordini mendicanti toscani tra il XIII e il XIV secolo. La facciata principale, con paramento a fasce orizzontali bicrome, presenta una parte inferiore risalente al XIII secolo ed una superiore risultato di un completamento del 1927 su progetto dell’architetto Orzali. Due arche ai lati dell’ingresso decorano la facciata: quella a sinistra, datata 1224, venne eretta in onore di Ricciardo Ricciardi mentre l’arca di destra, della famiglia Bettori, non presenta una data leggibile. Il rosone centrale con i quattro stemmi fanno parte del rifacimento di epoca fascista.

Internamente, i dieci altari disposti su le pareti laterali, molti dei quali privi delle originali tele, sono il risultato di una ristrutturazione interna avvenuta tra il XVI e il XVII secolo. Del XVII secolo è anche la cappella absidale mediana di pianta rettangolare costruita per ospitare un coro ligneo andato disperso e sostituito con quello oggi visibile.

Numerosi sono i sepolcri e monumenti funebri presenti. Sono ancora visibili nella parete destra della navata i resti del sepolcro pensile del cuore di Nino Visconti giudice di Gallura, che Dante, nei suoi canti, colloca in Purgatorio. Da segnalare inoltre il monumento funebre a Giovanni Guidiccioni, legato pontificio oltre che poeta e umanista, morto a Lucca nel 1541. Da segnalare il monumento funebre a Luigi Boccherini e le numerose targhe a ricordo dei personaggi illustri della città. Insegne araldiche e iscrizioni sono ancora visibili nelle lastre delle tombe terragne che scandiscono il pavimento in cotto.

* Testi da "Complesso monumentale di San Francesco, a cura della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca - Cura editoriale: PUblied Editore Lucca