Amos Bertolacci

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Amos Bertolacci si è laureato presso l’Università di Pisa (1992), ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Filosofia presso l’Università di Firenze (1998) e il Ph.D. in Near Eastern Languages and Civilizations presso la Yale University (2005); è stato Alexander Von Humboldt Fellow presso il Thomas-Institut dell’Università di Colonia (2005-2006) e membro del programma “Rientro dei Cervelli” presso la Scuola Normale Superiore di Pisa (2006-2010), dove ha insegnato Storia della Filosofia Medievale come professore associato (2010-2018). Ha pubblicato numerosi studi sugli esponenti di spicco del pensiero arabo-islamico classico (Avicenna, Averroè), con particolare attenzione alla loro interpretazione della Metafisica di Aristotele, e sulla ricezione latina delle loro opere (Alberto Magno).

È stato responsabile scientifico per la SNS di un Advanced Grant ERC cogestito con l’Università di Pisa (“Digital Archive for the Study of pre-Islamic Arabian Inscriptions” DASI, 2011-2016) e coordinatore dell’unità locale SNS del progetto PRIN 2012 “L'universalità e i suoi limiti: meccanismi di inclusione ed esclusione nella storia della filosofia e nei dibattiti filosofici contemporanei” (2014-2017). Attualmente coordina in qualità di PI un Advanced Grant ERC, finalizzato al censimento dei manoscritti, e ad una nuova edizione critica digitale, con traduzione inglese, commento e lessici, della Metafisica del Libro della Cura (o della Guarigione) di Avicenna (“Philosophy on the Border of Civilizations and Intellectual Endeavours: Towards a Critical Edition of the Metaphysics (Ilahiyyat of Kitab al-Shifa’) of Avicenna (Ibn Sina)”, 2014-2019; http://www.avicennaproject.eu).

Gli interessi di ricerca vertono sul processo secondo il quale la cultura filosofica greca classica fu recepita congiuntamente da ambienti intellettuali latino-cristiani, arabo-islamici, e ebraico-giudaici in epoca medievale, determinando un preciso modello di sinergia intellettuale tra distinti monoteismi per altri versi (sul piano religioso e politico) contrapposti. Attorno al pensiero di Aristotele si raccolse una vera e propria comunità scientifica (una “filosofica famiglia”, per dirla con Dante) che si espanse in tutto il bacino di ricezione della cultura greca (dall’Andalusia fino all’India) e intersecò gli ambiti di diffusione delle tre fedi abramitiche. Questa “terra franca” della cultura non risentì dei conflitti religiosi e politici che dividevano i mondi cristiano, musulmano e giudaico in quel tempo, e, sebbene abbia dovuto fronteggiare al proprio interno opposizioni teologiche e resistenze istituzionali, non ne fu condizionata. Un tale paradigma di comunanza culturale profonda può rappresentare ancor oggi – estrapolato dalla sua specificità storica e adattato alle problematiche contemporanee – un valido esempio di dialogo interculturale immune da scontri dogmatici.

In generale, lungi dall’essere un’“età buia” o un semplice “intermezzo” storico, il cosiddetto “Medioevo” – una volta studiato da vicino e approcciato in prospettiva filosofica – si mostra rilevante e attuale. Innanzitutto, esso falsifica storicamente l’idea dello “scontro di civiltà” e gli stereotipi che vi sono connessi: esso mostra concretamente che le civiltà antagoniste non sono blocchi monolitici, ma continuano ad intrattenere elementi di scambio e di dialogo intellettuale (“ponti”) anche quando contrapposizioni religiose, politiche e militari (“muri”) le dividono. Il modello di rapporto che risulta da questa prospettiva più ampia non è lineare e bipolare (“Occidente” contro “Oriente”) ma piuttosto circolare, secondo un itinerario che da Atene porta alle principali università dell’Europa cristiana passando per la costa orientale e meridionale del Mediterraneo e per i centri di cultura arabi ed ebraici ivi disseminati. La questione delle “radici” culturali dell’Europa non può dunque essere affrontata in via pregiudiziale, ma deve essere contestualizzata in un’ottica pluralistica che eviti schematismi troppo semplicistici e si apra alla prospettiva del “crogiuolo” di culture e del “crocevia” delle identità culturali.

Il prodotto culturale grazie a cui questo sapere condiviso si diffuse, cioè il manoscritto, costituisce il fulcro di uno studio interdisciplinare in cui storia dell’arte (miniature, decorazioni e illustrazioni), tecniche informatiche (digitalizzazione) e scienze cognitive (aspetti cognitivi dell’uso di differenti forme di scrittura nel testo e del rapporto testo-immagini) interagiscono innovativamente con discipline codicologiche e filologiche più tradizionali e determinano una più efficace gestione e conservazione dell’oggetto.

English Version

Amos Bertolacci got his MA at the University of Pisa (1992), a Ph.D. in Philosophy at the University of Florence (1998), and a Ph.D. in Near Eastern Languages and Civilizations at Yale University (2005); He has been Alexander Von Humboldt Fellow at the Thomas-Institut of the University of Cologne (2005-2006) and member of the program “Rientro dei Cervelli” at theScuola Normale Superiore in Pisa (2006-2010), where he has taught History of Medieval Philosophy as associate professor (2010-2018). He has published extensively on the prime exponents of the arabic-islamic thought of its formative age (Avicenna, Averroes), with special attention to their intepretations of Aristotle’s Metaphysics, and on the Latin reception of their works (Albert the Great).

He has supervised in Scuola Normale Superiore an Advanced Grant ERC managed jointly with the University of Pisa (“Digital Archive for the Study of pre-Islamic Arabian Inscriptions” DASI, 2011-2016) and he has coordinated the SNS local unit of the project  PRIN 2012 “Universality and its Limits: Strategies of Inclusion and Exclusion in the History of Philosophy and Contemporary Philosophical Debates” (2014-2017). He is presently PI of an Advanced Grant ERC, aimed at collecting the manuscripts and providing e new digital edition, with English translation, commentary, and lexica, of the Metaphysics of the Book of the Cure (or of the Healing) of Avicenna (“Philosophy on the Border of Civilizations and Intellectual Endeavours: Towards a Critical Edition of the Metaphysics (Ilahiyyat of Kitab al-Shifa’) of Avicenna (Ibn Sina)”, 2014-2019).

The research interests focus on the process through which the philosophical culture of ancient Greece was jointly received by Latin-Christian, Arabic-Islamic, and Hebrew-Jewish intellectual milieus during the Middle Ages, thus determining a precise model of intellectual synergy between distinct monotheisms, which were facing one another on the religious and political level. Around the thought of Aristotle gathered a real scientific community (a “philosophical family” to use Dante Alighieri’s words) which expanded across the entire spectrum of reception of Greek culture (from Andalusia until India) and intersected the areas of diffusion of the three Abrahamitic faiths. This “terra franca” of culture was not affected by the religious and political conflicts separating the Christian, Muslim, and Jewish worlds at the time, and, although it had to face inner theological reactions and institutional oppositions, it was not conditioned by them. Such a paradigm of cultural sharing can represent even today – abstracted from its historical specificiity and adapted to contemporary problems – a valid example of intercultural dialogue freed from dogmatic constraints.

More in general, far from being a “dark” age or a bare historical “intermission”, the so-called “Middle Ages” – once they are closely investigated and approached from the perspective of philosophy – reveal themselves as relevant and still actual. First of all, they historically falsify the clichet of a “clash of civilizations” and its stereotypes: they show concretely that opposed civilizations are not monolithic blocks and continue to display elements of intellectual dialogue (“bridges”) even at the time of their crudest political and military confrontation (“walls”). The resulting model of relationship is not linear and bipolar (“West” vs “East”) but rather circular, involving a conduit which from Athens arrives to the main universities of Christian Europe through the Eastern and Southern shores of the Mediterranean and the Islamic and Jewish cultural centers there disseminated. The issue of the cultural “roots” of Europe should not be governed by prejudices, but rather contextualized in a pluralistic perspective capable of avoiding schematisms and of fostering the idea of a cultural “melting-pot” and of a “crossroad” of cultural identities.

The cultural product through which this shared knowledge circulated, namely the manuscript, is the pivotal element of an interdisciplinary analysis in which history of art (illuminations, decorations, illustrations), cognitive sciences (the perceptual underpinnigns of the use of different scripts in the text, and of the relationship text-image), and the most advanced techinques of computer science (digitization) interact with more traditional codicological and philological disciplines, and result in a multi-level more effective management and preservation of the object.